Semifinali di Champions League: Real Madrid – Barcellona 0-2

di jaxxalude

Dopo un’ora di gioco la partita più attesa della stagione si poteva riassumere nel detto proverbiale “Cane che abbaia non morde”.
Lo scontro tra Real Madrid-Barcellona, el clasico dell’andata della semifinale di Champions League, era giunto  dopo molte dichiarazioni infuocate, con un botta e risposta tra i due allenatori adatto a stuzzicare tutte le prime pagine dei quotidiani sportivi: accuse personali, dubbi sulla designazione arbitrale, paura di “simulazioni preventive”, persino perplessità sull’altezza dell’erba del campo da gioco. In realtà gran parte della benzina che aveva alimentato il fuoco delle polemiche era stata versata già dopo i tre scontri precedenti, soprattutto quello di campionato, quando la squadra catalana schiaffeggiò quella madridista con la famosa manita e quello relativo alla finale di Coppa del Re, quando gli uomini di Mourinho si presero la rivincita, aggiudicandosi il trofeo con il gol di Ronaldo nei tempi supplementari. A queste schermaglie si erano poi aggiunti anche altri colpi di scena degni del miglior giallo di Montalbàn, con cartelloni pubblicitari che comparivano per le strade di Barcellona a deridere la figuraccia madridista e trofei nazionali che cadevano sotto le ruote del pullman dei vincitori in festa per le vie di Madrid.

Insomma il clima era infuocato, ma, come anticipato all’inizio dell’ articolo, “Cane che abbaia non morde” e per la prima ora di gioco tra Barcellona e Real Madrid non succede quasi nulla: due tiri in porta per gli ospiti e solo uno per i padroni di casa. Sembra di assistere a una partita di scacchi, le squadre si studiano e prevale la paura di scoprirsi per non subire gol; così il Real di Mourinho (che relega in panchina Benzema, Higuain, Kaka, Adebayor) attende chiudendo tutti gli spazi, mentre il Barcellona prova a sviluppare il suo gioco fatto di palleggio, palla a terra e scambi in velocità, senza tuttavia trovare sbocchi per la manovra. La partita risulta bloccata, non ci sono spazi, il pressing è persistente; ogni tanto qualche fallo di troppo spezza le trame di gioco finendo per alimentare il nervosismo in campo, anche perché i giocatori sono abili ad accentuare le cadute , facendo credere al pubblico del Bernabeu di assistere alle peggiori scorrettezze, mentre si tratta di semplici interventi fallosi. Col passare dei minuti diviene sempre più chiaro come anche un cartellino giallo per gli avversari possa risultare il dettaglio utile a scombinare lo scacchiere (sarà proprio questa una delle chiavi del match). Finisce il primo tempo con le squadre che vanno negli spogliatoi molto tese; ne è testimonianza il parapiglia scattato all’ingresso del tunnel tra un dirigente del Real e il secondo portiere dei catalani Pinto, che infatti verrà espulso.

Inizia la ripresa, Mourinho capisce che è giunto il momento di osare di più: fuori l’impalpabile Ozil e dentro il togolese Adebayor, con Ronaldo che torna nel suo ruolo più congeniale di esterno offensivo. L’episodio chiave avviene dopo un quarto d’ora, quando Pepe entra a gamba tesa su Dani Alves, facendolo ruzzolare a terra. Il centrale portoghese non ha certo una buona nomea e questo fatto, unito alla scenata del terzino blaugrana, fa sembrare il fallo meritevole della tarjeta roja, che Stark prontamente estrae, anche su indicazione del quarto uomo, più vicino all’azione. Nella realtà il fallo è più plateale che violento, ma chissà che tra gli effetti del famoso “calcio spettacolo” ci sia ormai anche la capacità dei giocatori di simulare come attori teatrali. Mourinho applaude ironicamente a oltranza e poco dopo verrà cacciato dalla panchina. Il profeta portoghese aveva dichiarato che contro il Barcellona era abituato a giocare in inferiorità numerica e così accade anche in questo mercoledì di coppa.

I padroni di casa accusano il colpo e con il calare della loro fiducia aumentano gli spazi per il Barcellona, che inizia a spingere con continuità; merito anche di Guardiola, che, approfittando della situazione, inserisce il fresco e talentuoso Afellay: al primo pallone che riceve, punta in velocità Marcelo, lo salta e mette in mezzo per Messi, che con un abile tocco anticipa Casillas, portando in vantaggio i catalani a un quarto d’ora dalla fine. Il Real è a terra, ma la partita non è ancora terminata; lo sa bene la “pulce” argentina, che, galvanizzata dal gol, decide di ipotecare il risultato con un’azione che vale da sola il prezzo del biglietto: parte dalla trequarti con la palla incollata al piede, salta Diarra, salta Albiol, salta Marcelo e  infine Sergio Ramos, giunto quando Leo ha già deciso di trafiggere Casillas di destro. Con un giocatore così non c’è il tempo di ragionare, se ti fermi a farlo, il tuo destino è segnato. Una spietata meraviglia.

In sintesi: una partita deludente ed eccessivamente tesa, indirizzata in primis dall’espulsione di Pepe e determinata in fundo dalla perla di Messi. Ogni altro discorso, come diceva “l’amico Alberto”, è relativo.