Habemus Papam di Nanni Moretti

di jaxxalude

In seguito alla morte del Papa, visibile dalle immagini di repertorio riguardanti quella di Karol Wojtyla, i fedeli radunati in P.za San Pietro attendono la fumata bianca che annunci l’elezione del successore (è evidente il riferimento a quanto avvenne nel 1978 per l’elezione di Papa Luciani). I “porporati”, giunti a Roma da ogni parte del mondo per il conclave, eleggono, dopo una lunga quanto agitata votazione, il cardinale Melville (M.Piccoli), che, terrorizzato , va subito in crisi, rifiutandosi di presentare alla piazza il suo nuovo pontificato. Incapace di sostenere il peso di tale responsabilità, Melville chiede tempo per ritrovare il coraggio e la serenità necessaria ad affrontare il compito che Dio ha voluto per lui.

Per aiutarlo viene convocato il dottor Brezzi (N.Moretti), il migliore psicoanalista in circolazione (ruolo che torna a ricoprire dopo “La stanza del figlio”), ma la psicoterapia non procede poiché le rigide regole imposte dai funzionari vaticani non permettono la sua messa in pratica. Si decide quindi di portarlo segretamente in terapia dalla ex-moglie di Brezzi (M. Buy), psicoanalista anch’essa e fissata col deficit di accudimento, facendo credere ai cardinali che il papa sia nelle sue stanze a meditare. In una di queste uscite Melville  elude la sua scorta e riesce a scappare. Ora vaga come un’anima in pena per le strade di Roma, in cerca della serenità perduta e con la speranza di vincere la depressione di cui si sente prigioniero. Non è la paura che lo attanaglia, quanto l’umiltà di riconoscere di non essere in grado di ricoprire il suo nuovo ruolo.


Nel frattempo all’interno dei palazzi vaticani si attende che il Papa stia meglio e che sia pronto a presentarsi al mondo intero; è lo stesso Brezzi ad assumersi il compito di intrattenere la “scolaresca” di cardinali: organizza un torneo di pallavolo, legge in chiave analitica alcuni versi della Bibbia, spiega le quotazioni stabilite dai bookmaker per l’elezione appena avvenuta.

Nonostante le continue pressioni, Melville non ne vuole sapere: come un anziano tornato bambino fa i capricci, fugge ai richiami, prende altro tempo nella speranza di trovare il coraggio, anche se ciò non avviene ;  anzi, nel ripercorrere la propria esistenza egli si rende sempre più conto di non essere capace di sostenere la fede di fronte ai problemi che affliggono l’umanità, capisce che l’unica cosa che avrebbe sempre voluto fare era l’attore teatrale, sua grande passione fin dalla gioventù, quando recitava Cechov insieme a sua sorella (in questo senso Piccoli ricalca lo stesso ruolo che gli affidò il portoghese  De Oliveira per “Ritorno a casa”).

I funzionari del Vaticano decidono quindi di uscire allo scoperto per giocarsi l’ultima carta: una sera, mentre Melville sta assistendo alla recita de Il Gabbiano di Cechov, entrano in teatro e di fatto rendono pubblica la sua elezione, riuscendo poi a riportarlo nella Santa Sede (la maggior parte delle scene è stata girata a Palazzo Farnese). La mattina seguente i fedeli sono di nuovo riuniti in P.za San Pietro in attesa; dietro ai tendoni rossi del balcone centrale si intravede la sagoma del nuovo pontefice; Melville esce e saluta finalmente la folla esultante, che tuttavia rimarrà delusa: egli infatti trova le parole solo per ribadire quanto  ha sentito fin dall’inizio, la sua inadeguatezza a guidare la fede nel mondo.

Le grandi fedi, le grandi credenze, i grandi ideali sono ormai crollati e a rimanere in piedi, tra le macerie, rimangono gli uomini: uomini che non sanno più a cosa appigliarsi di fronte alle proprie derive esistenziali, “uomini soli, in bilico, che aspettano una frattura“, come ha dichiarato lo stesso Moretti. Lo smarrimento è forse il tema centrale del film: smarrito è  il Papa, tra la missione che è chiamato a svolgere e il senso del suo limite umano,  smarrita è la folla dei fedeli, che non comprende l’attesa e il rifiuto del nuovo vicario di Gesù Cristo, smarriti i cardinali, che non conoscono chi li guiderà, smarrito lo psicanalista, che non scorge vie di soluzione ( “la tremenda verità che Darwin ci ha lasciato è che nulla ha un senso” – dirà nel film), smarrita la sua ex-moglie, che non riesce a dire ai propri figli di avere un nuovo compagno, anche se si accorge che essi già lo pensano, smarrita la sua amica, che non riesce a interpretare i disegni dei propri figli, smarrito l’opinionista in tv, che ad un certo punto ammette di non sapere a cosa lo sta portando il suo discorso.

Lo smarrimento annebbia la nostra vista e non ci fa intravedere la via del progresso, ma forse ancora prima bisogna chiedersi in cosa consista il progresso; di sicuro le leggi che governano il mondo, oggi, non sembrano guidate dall’amore verso il prossimo.