Imre Kertész – Storia poliziesca

di jaxxalude

“Come si poteva far pubblicare una storia che parla della tecnica per conquistare il potere illegittimamente proprio sotto il naso di censori vigili in una dittatura che aveva conquistato il potere illegittimamente? Se, invece, avessi trovato un espediente ingegnoso, avrei messo in pericolo l’efficacia della storia, il suo radicalismo. Alla fine decisi che non avrei omesso le azioni rivoltanti, avrei, invece, spostato l’ambientazione in un immaginario paese sudamericano.”                                                  Dalla Prefazione dell’autore


Antonio Rojas Martens, ex agente della polizia segreta, è in carcere e prova a ricostruire il percorso che l’ha portato tra quelle mura. A metà strada tra una confessione e un’autodifesa, Martens redige il suo memoriale cercando di ricostruire la logica degli eventi cui ha assistito come membro dell’Organizzazione durante gli anni della dittatura. Ora il regime è caduto, lui è stato imprigionato e ad attenderlo rimane solo la pena di morte.

Non si tratta di una semplice confessione, poiché Martens descrive come far parte della polizia segreta fosse una cosa quasi normale; servire il potere per arrestare gli oppositori politici, ribelli e rivoluzionari, aveva una sua logica e veniva accettato di buon grado. Ma non è neanche un’autodifesa e solo ora si rende conto di come i suoi continui mal di testa fossero un chiaro segno della sofferenza della sua coscienza annichilita.

“Non chiedetemi di mettervi al corrente di cosa accadde quella sera. Non era più un interrogatorio, ma l’anticamera dell’inferno. Ero ancora un novellino, lo dico, solo allora cominciai a vedere dove mi trovassi e che responsabilità mi fossi assunto. Sapevo, naturalmente che qui, all’Organizzazione, le regole erano diverse, ma pensavo che ci fossero comunque delle regole. Be’, non ce n’erano: non chiedetemi di sapere cosa accadde lì quella sera.”

Attraverso le sue pagine, raccontate con uno stile grossolano (era un poliziotto del resto), veniamo a conoscenza della assurda persecuzione voluta da Diaz, il suo superiore, nei confronti di Enrique Salinas, figlio di un importante imprenditore del paese. Enrique verrà arrestato e portato nella stanza degli interrogatori, ma non parlerà, nemmeno dopo pestaggi e torture. Gli agenti chiameranno il padre, che pur dimostrando l’innocenza del figlio non verrà creduto. Padre e figlio finiranno davanti al plotone d’esecuzione sulla base di prove inventate.

“E alla fine compresi la logica di Diaz, credo, almeno, che la compresi. Compresi che avevamo ormai oltrepassato tutto quello che ci lega alle leggi umane, compresi che non potevamo fidarci se non di noi stessi. Sì, e del destino, di questo meccanismo insaziabile, avido ed eternamente affamato. Lo muovevamo noi? O era lui a muovere noi? – ormai era uguale. Uno – dico io – crede di cavalcare gli eventi in maniera molto intelligente, e poi vorrebbe solo sapere dove diavolo lo fanno galoppare.”

Nei pochi mesi di collaborazione con l’Organizzazione Martens ha imparato che la logica può essere stravolta tanto da far perdere qualsiasi punto di riferimento.

Imre Kertész (Budapest, 1929) è uno scrittore ungherese, sopravvissuto ai campi di sterminio nazisti e premio Nobel per la letteratura nel 2002.